La materia prende vita, si trasforma, cambia prospettiva e diventa un’emozione.

 

Le surreali immagini di Erik Johansson, fotografo professionista svedese e ingegnoso manipolatore della realtà, possiedono l’incanto della creazione.

 

Dimensioni alternative nelle quali gli elementi galleggiano in uno spazio-tempo che abbandona il fruitore a fantasticanti letture personali.

 

Una donna si accinge ad entrare in una spettrale finestra, quadro tinteggiato di solitudine e desolazione. Il suo abito è scuro, i capelli biondi. Si prepara ad affrontare il buio senza abbandonare la luce intensa che lascia alle sue spalle. L’oro dei capelli mantiene un contatto visivo e spirituale con il cielo azzurro, il sole, il verde del prato e i colori del mondo dai quali sta per allontanarsi. Entra nel suo dolore e lo attraversa armata di un ombrello nero e del suo lato chiaro che le consentiranno di non essere sopraffatta dall’oscurità.

O forse è in procinto di serrare la finestra alla tristezza. Dopo una tormentata battaglia interiore, si trova di nuovo tra le accese sfumature della vita.

 

Le fotografie del giovane interprete svedese che ricordano lo stile di Salvator Dalì non hanno argini e esondano nelle interpretazioni più svariate.

Insieme a lui possiamo sognare, divertirci, riflettere. Immaginare e sorprenderci.

 

Dipingere di azzurro il pavimento di un luogo sgradito e volare insieme a un gabbiano sopra o dentro il mare delle nostre fantasie. Spazzare via il grigiore della città sollevando una zip che si apre sull’erba fresca e odorosa di novità o sperare che nel labirintico puzzle della vita, qualcuno ci stia aspettando davvero. Magari dietro a un incrocio.

 

Possiamo tornare a prenderci cura di noi se, intrappolati nelle nostre nevrosi, non sappiamo più chi siamo e affettando una carota per la cena, non ci accorgiamo neanche più che, insieme agli ortaggi, abbiamo freneticamente tagliato via anche una parte fondamentale della nostra interiorità.

 

Se un vaso cade a terra e rimane integro al contrario delle nostre braccia che si infrangono miseramente al suolo, forse non siamo riusciti a sostenere il peso di una giornata uguale all’altra.

O forse significa che siamo ancora vivi. E che dopo la rottura, avverrà una ricostruzione.

 

Comprendere che anche la banalità di un momento, come attaccare un quadro nella nostra abitazione, può inondarci di freschezza e bagnare i nostri piedi e il nostro umore di risate.

Che è sempre possibile sognare, di giorno e di notte. Mentre remiamo sopra il nostro letto e il fiume ci porta dove desideriamo andare.

 

La vita non è forse una magnifica illusione? Spetta a noi renderla un’illusione ogni giorno migliore.

Erik Johansson, con le sue metafisiche e straordinarie fotografie, ci riesce.

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